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Poetry: la poesia al cinema

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Mercoledì 21 Settembre 2011 16:03
“Chi si conforma alla consuetudine passerà sempre per un uomo onesto. Si chiamano persone per bene quelle che si comportano come gli altri” Anatole France, Crainquebille, 1901 Mija è una donna di sessantasei anni, vive con un sussidio statale che arrotonda occupandosi di un anziano paralitico, ama i fiori e li indossa quotidianamente insieme al buonumore nonostante le numerose difficoltà che incontra anche nel dover crescere il nipote Jongwook, affidatole dalla figlia dopo la separazione dal marito. La serena e lenta vita di provincia in cui Mija si muove con un’eleganza particolare, dettata dalla sua dignità e da quei momenti di realtà che inizia a perdere per un principio di Alzheimer, viene scossa dalla scoperta di un...



“Chi si conforma alla consuetudine passerà sempre per un uomo onesto. Si chiamano persone per bene quelle che si comportano come gli altri”

Anatole France, Crainquebille, 1901

Mija è una donna di sessantasei anni, vive con un sussidio statale che arrotonda occupandosi di un anziano paralitico, ama i fiori e li indossa quotidianamente insieme al buonumore nonostante le numerose difficoltà che incontra anche nel dover crescere il nipote Jongwook, affidatole dalla figlia dopo la separazione dal marito.

La serena e lenta vita di provincia in cui Mija si muove con un’eleganza particolare, dettata dalla sua dignità e da quei momenti di realtà che inizia a perdere per un principio di Alzheimer, viene scossa dalla scoperta di un cadavere sul fiume: è di Agnes, una ragazzina buttatasi giù da un ponte con tutti i suoi sogni. Anche Mija ha un sogno: vorrebbe scrivere almeno una poesia, sulla scia del ricordo di una maestra che le disse che da grande sarebbe stata una poetessa. Frequenta un corso che le insegni più a cercare l’ispirazione che le regole di scrittura. Di regole, ma soprattutto formalità, nella società narrataci da Lee Chang- dong sembra ce ne siano anche troppe e Poetry si presenta agli occhi dello spettatore come un ritratto severo del cambiamento di valori della società sud coreana.

Il suicidio della giovane, compagna di scuola del nipote di Mija sembra non toccare affatto la routine familiare, se non fosse per il fatto che fra i ragazzi che hanno violentato Agnes per mesi c’è proprio Jongwook…

Per scrivere una poesia bisogna vedere, l’ispirazione passa attraverso gli occhi ancor prima che dal cuore. Vedere è la cosa piĂą importante nella vita. E Mija inizia a concentrare la sua attenzione su quei frammenti di bellezza che l’ambiente che la circonda le offre: di fronte al dolore nello scoprire che il nipote è coinvolto nella morte della giovane suicida, lei si rifugerĂ  nell’osservazione di alcuni fiori all’esterno del locale in cui apprende la notizia…

La narrazione di Lee Chang- dong ci presenta una donna solo apparentemente fragile, lontana dalla realtà, ma in realtà ben ferma nel non scendere a compromessi, nel non lasciarsi portar via quella dignità e moralità che l’hanno resa bella e dolce come un fiore che non appassisce alle intemperie.

Come un’eroina di Pessoa, Mija sembra non sfiorare la vita nemmeno con l’orlo dei vestiti, le passa attraverso semplicemente guardandola, prendendo nota sul suo taccuino, come se un qualunque gesto possa dissolvere il suo sogno; come le ripete il suo insegnante di poesia, bisogna scoprire la vera bellezza in ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi nella vita quotidiana ed è questo che l’anziana donna tenta di fare con tutte le sue forze.

La forza di Poetry sta nella sua sceneggiatura, curata dallo stesso regista, che lascia lo sguardo dello spettatore libero di elaborare spunti di riflessione, di osservare, senza rendersene conto, il mondo con gli occhi della protagonista; nonostante si avverta la tensione emotiva, Lee Chang- dong riesce a non scadere mai nel melodrammatico, banalizzando o svilendo le sfumature caratteriali di Mija: la sua stessa malattia sembra non esser altro che uno dei tanti ostacoli che la vita le pone davanti, come se fosse lei a dover avere pietĂ  del mondo e non viceversa.

L’intera trama del film sembra seguire la costruzione di una composizione poetica, fino a giungere ad un finale intriso della libertà dello sguardo di rielaborare e reagire alla realtà: la vera essenza di Mija e la sua scelta di non piegarsi alle imposizioni della Vita si svelano nelle sequenza finali, regalandoci come un foglio bianco, un mondo di puro potenziale e un mondo prima della creazione.

Chang- dong si conferma come uno dei più importanti registi e sceneggiatori del nuovo cinema asiatico, restituendoci un’immagine della vita che resta a lungo impressa nella memoria dello spettatore, che viene accompagnato con grazia dalla protagonista di Poetry in un delicato viaggio alla scoperta della bellezza, insegnandoci che amare la poesia significa cercare la bellezza.

Letizia Cuzzola

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