Il diritto a emigrare è riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la storia umana è sempre stata storia di migrazioni. Noi italiani lo sappiamo bene, i calabresi ancora di più.
Chiunque conosca un cittadino extracomunitario che studia o lavora (o che vorrebbe lavorare) nel nostro paese sa bene cosa vuol dire “rinnovare il permesso di soggiorno”. Il rinnovo viene richiesto a dicembre e spesso per vederselo rinnovato passano mesi e mesi. Un’amica sudamericana che una volta accompagnai a sbrigare alcune faccende legate al rinnovo, presentò i documenti necessari nel dicembre del 2007 per il permesso del 2008. Perfettamente in tempo. Il permesso di soggiorno valido le arrivò a casa nel novembre 2008 (ovvero ad anno di permesso quasi finito) quando già aveva incominciato la raccolta per il “nuovo rinnovo”. La convocazione in questura per la raccolta delle impronte digitali per il permesso dell’anno 2008 arrivò nel marzo del 2009. Non proprio puntuale e precisa come la mia amica.
Questa amica era iscritta ad un’università pubblica, lavorava a progetto in una paninoteca, frequentava regolarmente un corso di teatro e viveva in un monolocale con affitto non regolare (per usare un eufemismo) versato ad italiani purosangue.
Non è vero che gli vengono assegnate le case popolari sottraendole agli italiani, non è vero che lavorano in nero (il 92% dei cittadini extracomunitari residenti in italia è assicurato) e se sono clandestini è perchè lo diventano successivamente alla perdita dei permessi o del lavoro. Non è vero che con meno cittadini stranieri trasferitisi nel nostro paese ci sarebbe meno criminalità organizzata come ha dichiarato un folle. Ndranghetisti, camorristi, mafiosi, imprenditori corrotti e corruttori sono tutti italiani.
Lunedì Primo Marzo sarà una giornata dedicata all’accoglienza e alla dimostrazione che non c’è più bisogno di additare i migranti come “loro” perchè fanno parte di noi.
Noi non vogliamo essere sfruttati sul lavoro; vogliamo case in regola per chi ne ha bisogno; non ci piacciono le aggressioni o i mancati pagamenti sul posto di lavoro; ci piace avere presidi sanitari a disposizione quando ne abbiamo bisogno e scuole pulite, sicure e funzionali per i nostri figli. Ci piacerebbe che la burocrazia non fosse così macchinosa e clientelare e ci piacerebbe che i politici e gli affaristi non rubassero sistematicamente i fondi pubblici destinati a scopi sociali, compresi quelli per l’integrazione reale dei nuovi cittadini stranieri.
Per questi ed altri motivi in tutta Italia tantissimi lavoratori immigrati si fermeranno (anche se molti per ovvi motivi non si possono permettere di farlo) dai loro impegni lavorativi per 24 ore indossando tutti un braccialetto o qualcosa di giallo, il colore dell’antirazzismo.
Contemporaneamente iniziative simili si svolgeranno in Francia, Spagna, Grecia, Olanda ecc.
Reggio non sarà da meno e avrà l’occasione di dimostrare quanto la sua popolazione abbia l’accoglienza nel sangue anche se tanti ripudiano e sputano sulla nostra storia di crocevia del mediterraneo, e dunque di mescolanza di carnagioni, lingue, religioni e culture.
Nel video in apertura dell’articolo si descrivono nel dettaglio le attività della giornata.
Alessio Neri
video intervista di Salvatore Salvaguardia
Tag: accoglienza, immigrati, integrazione, marzo, migranti, primo, Reggio Calabria


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