
di Tilde Minasi * – Difficilmente poche incomprensibili vicende possono portare tanto danno ad una città come quelle che, in questi giorni hanno visto contrapporsi una consistente parte dei consiglieri e degli assessori comunali, me compresa, ed il Sindaco (facente funzioni) Raffa con pochi altri. Sono state scritte cose pesanti, dette cose ancora più dure, in generale è stato, in pochi istanti, consumato un patrimonio di credibilità costruito in anni di faticoso lavoro, con un atteggiamento che la città non merita e che, quindi, non accetta.
Forse è giunto il momento di cambiare la rotta.
Dobbiamo ritornare tutti sui nostri passi. Abbiamo un mandato, lo abbiamo fino ad oggi portato avanti con grande impegno: torniamo a fare il nostro dovere. Ricompattiamoci, ritroviamo il senso comune della missione che ci è stata affidata dalla gente, e che lo stesso Scopelliti ci ha lasciato: per completare il lavoro, e perché la vittoria alle regionali, proprio mentre consegna il nome di Reggio alla storia della Calabria come una bella resurrezione dalle ceneri di una lunga e colpevole emarginazione, non comporti l’assurdo ed inutile prezzo di un dimissionamento del Comune.
Non accada che la città si trovi così a dover pagare con un fallimento la vittoria (che è vittoria di tutti noi) del governo regionale.
Che beffa sarebbe. E che beffa sarà se non fermiamo questa deriva, che sta assumendo i connotati di una follia.
Come se la gente non fosse in grado di vedere, di capire, come se tutti i cittadini e le cittadine di Reggio Calabria, non fossero poi in grado di vedere e comprendere con i loro occhi: a chi interessano le beghe di partito, le responsabilità interne ? Se falliamo, è il partito che ha fallito, è l’amministrazione, la maggioranza, noi, tutti.
Non posso tacere, non posso ignorare, non posso lasciarmi invitare e sedurre dal facile gioco di dire che la colpa è di questo o di quello. No, qui ed adesso, oggi, ora, non domani, né in futuro, adesso ed in questo momento dobbiamo mettere un punto, tracciare una linea e non oltrepassarla: tutti siamo responsabili della casa comune, di quella casa che, faticosamente, sostenuti solamente dall’amore della nostra città , dato e ricevuto, abbiamo costruito. Il Comune lo sento anche un po’ mio, dopo nove anni di impegno nelle politiche sociali conosco e vedo i problemi ed i progressi di questa città come pochi altri, e devo dire, a ripetizione, io non ci sto alle logiche di palazzo, non ci sto a servire interessi di chi, assente dal territorio di Reggio, ignoto alla città e la città ignota a lui, mira a spaccare e distruggere l’operato di un Sindaco, Giuseppe Scopelliti, solo per averne le spoglie. Cosa, poi, dovrebbe giustificare la demolizione del lavoro che resta ancora da svolgere ? Cosa ne sarebbe dell’impegno che ha portato la città a livello di metropoli nazionale, di averne, dopo decenni, imposto il nome in ambito regionale, di avere dato lustri a tanti hanno lavorato e si sono impegnati nonostante le polemiche? No, io non ci sto ed invito tutti a dire basta, serriamo i ranghi, teniamo alta la testa, portiamo a compimento il nostro mandato, rifiutiamo con il nostro senso del dovere un commissariamento privo di anima, privo di senso politico, privo di scopo, privo dello spirito della nostra città e che priverebbe la nostra città del suo spirito, appena ritrovato: abbiamo ancora tanto da fare, ricordiamo a noi stessi chi siamo, cosa abbiamo fatto qui, ricordiamo la speranza della gente che ci ha dato fiducia, governare non è un nostro diritto, è, prima di tutto, un nostro dovere, un sacro dovere che abbiamo giurato di portare a compimento facendo del nostro meglio.
E’ forse questo il nostro meglio? Dimissioni? O governo di pochi senza alcuni consiglieri che hanno sostenuto la crescita di questa città ? Eppure, che fiducia ha accordato Peppe Scopelliti affidando, al vicesindaco tra tanti, il delicatissimo mandato di condurre in porto la nave attraverso l’ultimo pericoloso tratto di rapide e gorghi costituiti dalle inevitabili e pure previste impennate delle correnti della politica? Ciò che avrebbe richiesto saggezza, ponderazione, equilibrio e soprattutto un solido gioco di squadra .
C’ è tanto da fare: Reggio non è più una città della Calabria, non è il capoluogo della ‘ndrangheta, è una città metropolitana, pronta a divenire metropoli dell’Europa, una delle capitali simbolo di quel riscatto del mezzogiorno d’Italia, inseguito dalla Storia da così tanti anni e forse pronto ad esserci oggi consegnato da quella classe politica, che ha Scopelliti come simbolo, nella quale tutti crediamo e che vuole emanciparsi dalle logiche di basso profilo che ci hanno sempre tenuti incatenati ad un passato gretto e meschino.
Io credo in Reggio Calabria, io ci credo nonostante le mille facili cronache della malavita e della malapolitica, io ci credo nonostante la cronica ed atavica rassegnazione della nostra cultura, io ci credo perché la conosco e so chi è Reggio Calabria, quale sia il suo cuore. Dobbiamo guardare oltre, qui c’è una vocazione che non possiamo tradire, perché ne siamo responsabili di fronte alla Storia ed è una occasione che se perdiamo ci porteremo sulla coscienza.
* = Tilde Minasi è l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Reggio Calabria


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