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Reportage – A spasso per il Campidano

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Domenica 25 Settembre 2011 13:31
L’estremo sud est dell’isola è la zona di Villasimius, ultimamente molto in voga tra i vacanzieri continentali grazie alle sue splendide spiagge e calette nelle quali l’acqua del mare assume diverse gradazioni di azzurro e verde in base ai fondali e alla natura che la circonda. Quella zona è una tappa obbligata per chi, prima di lasciare la sponda sud della Sardegna vuole farsi un vero bagno come si deve. Da quelle parti è facile anche imparare come il concetto di “parcheggiare di lato all’ombrellone” in spiaggia non è ben visto su tutta l’isola. Come ogni reggino che si rispetti, abituato alla fila kilometrica di automobili lungo le numerose spiagge della provincia al lato della 106 ma non solo (mi viene in mente la...



L’estremo sud est dell’isola è la zona di Villasimius, ultimamente molto in voga tra i vacanzieri continentali grazie alle sue splendide spiagge e calette nelle quali l’acqua del mare assume diverse gradazioni di azzurro e verde in base ai fondali e alla natura che la circonda.

Quella zona è una tappa obbligata per chi, prima di lasciare la sponda sud della Sardegna vuole farsi un vero bagno come si deve. Da quelle parti è facile anche imparare come il concetto di “parcheggiare di lato all’ombrellone” in spiaggia non è ben visto su tutta l’isola.

Come ogni reggino che si rispetti, abituato alla fila kilometrica di automobili lungo le numerose spiagge della provincia al lato della 106 ma non solo (mi viene in mente la spiaggia di Pilati a Melito PS) l’idea di parcheggiare in un’ampia e comoda area SOS della strada costiera che da Cagliari porta a Villasimius non mi ha destato alcuno scandalo. Dunque notata una splendida caletta e visto che altre due macchine erano parcheggiate in questa area di sosta non ci abbiamo pensato due volte a mettere la freccia, fermarci, indossare le comode infradito “sardigna” e scendere a goderci lo spettacolo.

Al varco ci aspettava l’amministrazione comunale di Villasimius che, nella persona di qualche vigile urbano, ci ha fatto ritrovare, comodamente apposta tra il tergicristalli e il parabrezza, una multa da 39,00 euro tondi tondi. Divieto di sosta.

Questo è stato il primo approccio itinerante con la costa sarda. In effetti, come notato in tutte le altre zone marine altamente frequentate i comuni mantengono il decoro e la bellezza delle loro coste grazie agli automobilisti e simili. In questo caso si è trattato di repressione ma ovunque, in Sardegna, è difficile trovare un lungomare nel quale parcheggiare comodamente con la spiaggia sotto. I posti considerati più belli sia per i locali che per i turisti non ti consentono di arrivare così vicino al bagnasciuga con la tua comoda auto. Si parcheggia prima, alcune volte anche a più di un kilometro e… si paga ma non troppo. 4-5 euro in base al comune interessato per trascorrere mezza giornata in luoghi di mare incantevoli.

Il gioco vale la candela e ti insegna a capire che il turismo non è solo un’occasione per alzare i prezzi di qualunque genere di merce o servizio, ma è anche la possibilità di mantenere in maniera più che decorosa uno dei tesori più preziosi dell’isola: il suo mare con le sue spiagge.

L’area del Campidano, compresa nelle provincie di Cagliari e del Medio Campidano offre una quantità di attrattive nell’entroterra notevolissime.

Per questo motivo, dopo qualche oretta al mare ci si incammina alla volta di Barumini: uno dei villaggi nuragici più grandi di tutta l’isola, forse il più grande in assoluto. Bisogna percorrere la SS131 ed uscire in direzione nord all’altezza di Sanluri (paese natale dell’ex e rimpiantissimo da molti sardi governatore della regione Renato Soru). Dopo aver attraversato numerosi paesini – tutti molto piccoli ma tutti ostinatamente abitati all’interno di un paesaggio molto uniforme di campagna, dove è una costante sentire i campanacci al collo degli animali al pascolo – si scorge sulla sinistra un complesso di costruzioni in pietra maestoso.

L’area archeologica di Barumini denominata “Su Nuraxi” è un complesso monumentale che risale al XV secolo a. C. ed è stato riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La visita guidata allo scavo è economica e necessaria altrimenti sarebbe davvero difficile capire di che genere di struttura imponente si tratti. Le origini del sito sono ancora abbastanza sconosciute e su di esse la guida vi snocciolerà ipotesi su ipotesi ma anche per questo il luogo e la sua storia sono ancora più affascinanti. Un complesso in pietra che può aver avuto una funzione religiosa in quanto protegge un antichissimo pozzo d’acqua, funzione “reale” in quanto può avere ospitato l’uomo più importante del villaggio, o addirittura di tutta la zona dato che le pietre con cui il complesso è realizzato arrivano da cave a circa 10 km di distanza, o forse semplicemente è un simbolo nei confronti degli altri gruppi di popolazioni nuragiche dato che queste spesso riconoscevano l’autorità di un villaggio piuttosto che un altro dall’altezza della loro torre principale.

Su un lato della fortificazione centrale (tutte pietre incastrate a secco per quasi 20 metri di altezza suddivisi in tre piani) sorge il villaggio nel quale hanno vissuto per più o meno lunghi periodi le popolazioni che hanno costruito il Nuraghe e che lo frequentavano durante l’anno. Circa 40 capanne di forma perfettamente circolare sono osservabili, meglio se dall’alto. All’interno di queste dimore la gente dormiva e in alcune si svolgevano vere e proprie assemblee pubbliche attraverso le quali si prendevano le decisioni più importanti per la vita del villaggio. Oltre ad essere perfettamente circolare, la costruzione per le assemblee si distingue per la sua grandezza e per il sedile circolare che segue tutta la parete laterale della costruzione. Al tramonto l’imponenza della struttura nuragica viene evidenziata perché copre con la sua ombra tutto il villaggio dando al sito un alone di romantica divinità.

Se state percorrendo la strada tra Cagliari e Oristano, una deviazione a Su Nuraxi è assolutamente d’obbligo. Una chiacchiera con una guida del posto vi farà capire quanto la popolazione odierna possa avere un reale attaccamento nei confronti dei propri antenati; non romani, non greci ma sardi.

Una chiacchiera con una lavoratrice del genere vi darà anche subito il sentore di come ultimamente i beni culturali siano totalmente abbandonati dal governo e dalle amministrazioni locali che non vi destinano più fondi per gli scavi e la manutenzione perdendo così sempre più il potenziale economico-attrattivo di tali bellezze. Per fortuna il fatto che dei caproni non si interessino dei propri beni culturali non ne riduce né scalfisce l’assoluto valore.

Purtroppo, o per fortuna, tutte le visite alle aeree archeologiche dell’isola che seguiranno confermeranno questa situazione: bellezze uniche, quasi completamente dimenticate dallo stato!

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Alessio Neri

Il reportage:
- Sardegna on the road: “le Maldive non mi vedranno mai”
- Cagliari, parentesi urbana di un’isola rurale
- A spasso per il Campidano
- L’approccio con la costa occidentale e i tre deserti
- I tesori del Sinis
- Panoramicamente verso nord
- Barbagia extremis: Nuoro, il capoluogo
- Barbagia extremis: Bitti e Mamoiada
- I muri, veri banditi a Orgosolo
- Il mare dell’est
- Da Posada ad Olbia ultimi scampoli di paradiso
- Conclusioni

Fonti:
- Michela Murgia, Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, Einaudi, 2008
- The Rough Guide, Sardegna
- Brochure e depliant delle varie località

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