Stabilendo base a Nuoro per 4 giorni ci è stato possibile girare i dintorni della città e la sua provincia. Questa, per le sue bellezze naturalistiche, storiche e culturali meriterebbe un periodo di esplorazione ben più lungo. Comunque, venendo da ovest abbiamo percorso la provincia verso nord e verso sud e verso est fino a giungere alle sue coste di cui racconterò ampiamente più avanti.
A nord (nord-est) di Nuoro si trova Bitti, paese famoso per il canto a tenore (Il gruppo dei Tenores di Bitti ha girato il mondo grazie alla loro unicitĂ ) per il quale esiste un museo multimediale proprio in paese.
Bitti, arroccato tra i monti, è un paese a forte economia artigianale e pastorale. Se il primo settore si segnala per le sue produzioni fortemente localizzate, il secondo è famoso in tutta l’isola per essere una delle centrali del forte e seguito Movimento dei Pastori Sardi. Da poco tempo a Bitti è segnalata anche la presenza di personalità di un certo livello.
E’ proprio della scorsa estate la polemica-evento dei contatti tra Flavio Briatore e i pastori di Bitti. Tra le voci che preannunciano già la compagnia dei monelli della piazza principale per il figlioletto di Flavio ed Elisabetta, c’è stato un vero terremoto all’interno del movimento dei pastori. Briatore avrebbe deciso di sviluppare dei business legati ai prodotti della pastorizia locale, dunque investire nel settore. In tempi di crisi profonda per un gruppo di lavoratori, precari per natura, questa può essere una buona notizia, dunque hanno invitato il Flavio in persona a pranzo nelle campagne intorno a Bitti per discutere della faccenda. Mentre le voci in paese si rincorrevano e le famiglie raccoglievano rassegne stampa dettagliatissime sull’argomento, l’unità del movimento dei pastori ha vacillato.
Dopo numerose polemiche il leader del movimento ha ringraziato l’imprenditore ma ci ha tenuto a ribadire che “i pastori fanno da soli”. A questo punto in paese è rimasta solo il ricordo, almeno per ora, e la rabbia del contadino il cui orto è stato rovinato dall’elicottero di Briatore, ivi atterrato (in mezzo alle campagne per un pranzo con veri pastori, nel quale pare che abbia mangiato tutte le portate…).
Affari a parte, a Bitti bisogna andarci anche per la presenza di importantissimi resti archeologici di età Nuragica. Il sito si chiama Romanzesu e come tutti gli altri è da un paio di anni nel dimenticatoio delle politiche culturali italiane.
Romanzesu è un villaggio nuragico di tipo religioso. E’, forse, l’unico di questo tipo in tutta la Sardegna grazie ai 5 edifici di culto di diversa forma e dimensione. Anche se opere simili esistono in altri siti nuragici in nessun altro è così alta la presenza di edifici adibiti all’adorazione delle divinità . Tra questi si segnala per la sua straordinarietà , anche architettonica, il pozzo sacro. Come molti popoli primitivi, i sardi di epoca nuragica adoravano l’acqua come elemento purificatore senza il quale la vita è impossibile. Per questo motivo a Romanzesu era stato scavato un pozzo e costruito una sorta di percorso ad imbuto con dei gradoni ai margini sui quali sedevano i partecipanti ai riti legati all’acqua.
Le circa 100 capanne a scopo abitativo e i diversi palazzi “delle assemblee” sparsi per tutta la zona fanno da contorno ad un luogo ricco di interesse, immerso in una splendida foresta di quercie da sughero.
A pochi km a sud di Nuoro, invece, si trovano Mamoiada e il famosissimo Orgosolo. A quest’ultimo e alla sua particolarità dedicherò il prossimo capitolo.
Mamoiada è il paese dei Mamuthones, le maschere di carnevale tipiche del luogo che sono protagoniste di riti antichissimi che si ripetono ancora oggi e che hanno radici nella notte dei tempi. Il paese è situato a oltre 600 metri slm e si trova nel pieno della Barbagia. Da sempre la vita sociale del paese è stata legata a doppio filo alla vita rurale e pastorale. Patria di buon vino artigianale, il paese ospita l’importante Museo delle Maschere Mediterranee che affianca alle principali maschere locali elementi antropologici provenienti da diverse zone di tutto il bacino del Mediterraneo e dell’Europa settentrionale. In questo modo, grazie alle abili guide (grazie Alice!!!) e ad interessantissimi prodotti e istallazioni multimediali, è possibile osservare come i Mamuthones, gli Issohadores, i Boes e tutte le altre maschere che contribuiscono alle tradizioni legate al mondo rurale hanno profonde similitudini con i corrispettivi di molti altri paesi e popolazioni.
Alessio Neri
Ringrazio Giusi per la splendida compagnia, per le guide e la consulenza “scientifica”.
Grazie anche Piera e tutta la famiglia Carai per l’ospitalità .
Infine, grazie anche ad Alice per l’accoglienza e la guida tra i Mamuthones.
Il reportage:
- Sardegna on the road: “le Maldive non mi vedranno mai”
- Cagliari, parentesi urbana di un’isola rurale
- A spasso per il Campidano
- L’approccio con la costa occidentale e i tre deserti
- I tesori del Sinis
- Panoramicamente verso nord
- Barbagia extremis: Nuoro, il capoluogo
- Barbagia extremis: Bitti e Mamoiada
- I muri, veri banditi a Orgosolo
- Il mare dell’est
- Da Posada ad Olbia ultimi scampoli di paradiso
- Conclusioni
Fonti:
- Michela Murgia, Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, Einaudi, 2008
- The Rough Guide, Sardegna
- Brochure e depliant delle varie localitĂ

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