Il capoluogo sardo conta meno di 200.000 abitanti ma con l’agglomerato urbano che gli sta intorno ingloba più della metà della popolazione isolana. Come ogni città che si rispetti gode di strade estremamente trafficate e rumorose sia nel centro città che ai suoi margini: quelle famigerate strade chiamate tangenziali che collegano i principali centri della provincia con la città principale. Da segnalare in particolare la tangenziale che dall’aeroporto di Elmas collega il grande centro urbano-industriale di Quartu Sant’Elena bypassando Cagliari, nella direttrice ovest-est, nella quale una selva continua di automobili si incolonnano nelle 4 corsie a disposizione nella perenne attesa che il semaforo diventi verde. Per tutti i reggini che stanno leggendo in questo momento posso assicurare che la confusione creata sulla SS106 con i semafori all’altezza di Pellaro, non è niente in confronto alle decine di semafori che si incontrano lungo la tangenziale cagliaritana.
Mentre i mezzi pubblici gestiti dalla Regione Sardegna si dimostrano utili ed efficienti nel trasporto dall’aeroporto al centro città, la conferma del traffico cittadino ce l’abbiamo appena arrivati, nell’attesa della padrona del B&B bloccata nel traffico… in moto! Il B&B che abbiamo prenotato si trova nella centralissima piazza del Carmine, a due passi dalla zona del porto, dalla panoramica via Roma e dal quartiere della Marina. La zona risulta ottima e anche la stanza è tale anche se la sistemazione, pur essendo sufficientemente economica per essere centralissima, non è proprio delle più accoglienti, soprattutto in tema di colazione e di rumorosità delle strade limitrofe. Anche lì, come in tutte le peggiori città che si rispettino, il clacson viene usato a sproposito ed in abbondanza dagli automobilisti.
Detto questo, la città sin dalle prime passeggiate risulta molto piacevole ed accogliente. Come tutte le città di mare che si rispettino è caratterizzata da uno splendido affaccio sulla costa che è via Roma con tutti i suoi palazzi storici e porticati dove risiedono tutte le principali istituzioni amministrative e dove è possibile farsi aiutare nella visita da un efficiente e decisamente poliglotta ufficio di informazioni turistiche.
Il litorale cittadino cambia aspetto subito fuori dalla città perché da un paesaggio urbano storico e portuale si passa presto a zone di tipo residenziale e poi subito a zone di tipo vacanziero dato che in direzione est, subito fuori dalla città, insiste una lunghissima spiaggia sabbiosa detta “Il Poetto” affollata da cagliaritani e turisti, ricca di servizi e lungo la quale si sviluppano parecchie iniziative ludiche estive. Ovviamente, non possono mancare anche alcuni ruderi di cemento armato parecchio voluminosi che deturpano il comunque piacevole paesaggio costiero.
Spiaggia a parte, Cagliari al suo interno assume numerose facce. Come Roma, sorge su 7 colli e ogni zona della città assume un aspetto diverso tanto da dare l’impressione di passeggiare in città diverse ogni qual volta si cambia zona.
Subito dietro via Roma si sviluppano numerose stradine e viottoli che vanno a formare il quartiere della Marina: luogo turistico per eccellenza dove è possibile trovare tantissimi ristoranti e trattorie nelle quali è possibile mangiare i tanti piatti tipici di pesce della Sardegna. E’ qui che abbiamo avuto il primo impatto con la bottarga preparata in tutte le salse e che vi consiglio assolutamente in un bel piatto di spaghetti insieme alle vongole. Notevolissima è anche la “fregola”, pasta di semola da mangiare con il cucchiaio preparata con sughetti a base di pesce e frutti di mare. I prezzi sono rispettosi di tutti i generi di portafogli, l’importante è non incappare in quei pochi ristorantini più “altolocati” che, comunque, espongono i loro menù lungo la strada dando la possibilità a tutti i visitatori di valutare la fattibilità economica di una cena in tali locali.
La marina non è molto altro, dà ancora l’impressione di essere un quartiere di pescatori e viveur di mare solo per i suoi viottoli ben tenuti a due passi dal porto. In realtà si tratta della zona più turistica della città dove i colori dei capelli sono prevalentemente biondi (segno di una forte presenza turistica nordica e dell’est) e dove è possibile incontrare, ad esempio, una coppia di ragazzi uruguaiani che per sfuggire al freddo dell’inverno nel loro paese si godono l’estate italiana e mediterranea strimpellando con le loro chitarre fuori dai localini iperturistici, non lesinando fotografie con divertiti turisti.
La zona storica della città è racchiusa tra gli storici muraglioni che difendevano la città e che adesso delimitano la zona cosiddetta Castello. Laddove sono rimaste intatte nella loro imponenza le torri di difesa della città, queste regalano un fortissimo impatto visivo al visitatore che incuriosito si addentra nel quartiere che però non risulta ricco di cose da vedere. A parte qualche bar, la cattedrale cittadina e alcuni scorci molto belli, questa zona non offre particolari attrattive ma, a dire la verità, non abbiamo avuto né tempo né voglia di visitare i diversi musei ivi presenti. Interessante è stata, invece, una mostra accessibile 24 h sulla storia delle principali città sarde e delle loro “resistenze” nei confronti dei ripetuti attacchi saraceni di cui, muraglioni e bastioni sono un evidente e persistente ricordo. Particolarmente suggestivo è il Bastione San Remy sul cui enorme terrazzo è possibile trovare diversi bar serali e dal quale è possibile avere una bellissima visuale della città. Mentre si scattano le classiche foto panoramiche di rito, potete rischiare di essere investiti da qualche skater che trova nel liscio marmo del terrazzo un ottimo posto dove allenarsi per i suoi trick.
Dai piedi di questo bastione è possibile inoltrarsi nel quartiere di Villanova che sembra essere una città dentro la città. O meglio: un paesino dentro la città. Le sue viuzze sembrano sentieri al cospetto delle trafficate strade del capoluogo. La zona risulta molto abitata ma le costruzioni e le vie hanno l’aspetto tipico dei borghi di paese dove le porte delle case e/o delle cucine danno direttamente sulla strada nella quale si susseguono caratteristici stendiabiti di plastica che confermano la natura decisamente umana di questo quartiere. Tra i palazzotti di uno-due piani è difficile trovare altro che abitazioni, qualche forno o alimentari e qualche chiesa come quelle molto carine di San Giacomo e San Domenico. Tra le stradine di questa zona è facile incontrare gruppi di ragazzi stranieri, soprattutto africani, che ritornano a casa dopo una stremante giornata di lavoro mescolandosi ai gruppi di bambini del luogo, dal fare selvaggio, che scorrazzano indisturbati a piedi e in bici tra le poco trafficate vie del quartiere. Attrattive turistiche non ve ne sono se si esclude quella sensazione – sempre più rara quando si passeggia nel centro delle principali città italiane – di trovarsi in un quartiere veramente popolare.
Dal lato opposto del quartiere Castello, rispetto al Bastione San Remy, proprio ai piedi delle mura, si districa tra i vicoletti la zona frequentata dagli universitari sardi e non solo che frequentano i corsi nel capoluogo isolano. Cagliari è la sede del principale ateneo sardo, insieme a quello di Sassari, ed è dunque meta di migliaia di giovani che giungono in città da tutta l’isola per seguirne i corsi di studi. Come è normale in tutte le città universitarie, interi quartieri la sera si trasformano in luoghi di ritrovo all’aperto con piazzette e scalinate che si riempiono di giovani che chiacchierano bevendo qualcosa. A segnalare la presenza di molti giovani, oltre al vociare diffuso, sono le numerose scritte sui muri e insospettabili installazioni “artistiche” presenti nei luoghi più impensati del centro cittadino e che spesso hanno una matrice politica; non sempre strettamente sardista, ma certamente molto sinistrosa. Il confine di questa zona giovane è l’ampia Piazza Yenne con i suoi bar e le sue gelaterie decisamente fighette.
Delle strade dello shopping è inutile parlarne, sono uguali a quelle di tutte le altre città italiane a parte qualche sporadica espressione commerciale dell’artigianato rigorosamente sardo (come già accennato nell’introduzione le insegne delle attività commerciali non lesinano l’uso di questo aggettivo).
Alessio Neri
Ringrazio Giusi per la splendida compagnia, per le guide e la consulenza.
Il reportage:
- Sardegna on the road: “le Maldive non mi vedranno mai”
- Cagliari, parentesi urbana di un’isola rurale
- A spasso per il Campidano
- L’approccio con la costa occidentale e i tre deserti
- I tesori del Sinis
- Panoramicamente verso nord
- Barbagia extremis: Nuoro, il capoluogo
- Barbagia extremis: Bitti e Mamoiada
- I muri, veri banditi a Orgosolo
- Il mare dell’est
- Da Posada ad Olbia ultimi scampoli di paradiso
- Conclusioni
Fonti:
- Michela Murgia, Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, Einaudi, 2008
- The Rough Guide, Sardegna
- Brochure e depliant delle varie località

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