Il paese di Orgosolo è forse il più mitico e il più conosciuto di tutta la Barbagia. Dalle sue vie è possibile ammirare i massicci montuosi che lo circondano e rendersi conto di come un luogo del genere sia un posto a parte rispetto al resto del mondo. Reso famoso per le gesta criminose dei suoi banditi, il paese è protagonista di uno dei più bei film sulla Sardegna mai girati: Banditi a Orgosolo, appunto.
L’identità sociale, culturale ed economica del paese è indissolubilmente legata alla vita pastorale e delle montagne che solo gli abitanti del luogo conoscono nel profondo. Grazie all’alone mitico conquistatosi sulle pagine di cronaca dei giornali nazionali e internazionali, a personaggi come il bandito Mesina e, soprattutto, alla straordinaria bellezza dei suoi muri che attirano artisti da ogni dove, Orgosolo ha anche sfondato in ambito turistico.
Il paese rimane semplice e arroccato nelle montagne e nei suoi riti e tradizioni. Ma è impossibile non notare come sia massiccia la presenza di turisti che vagano per i vicoli alla scoperta dei fantastici murales disegnati su ogni muro, ad ogni angolo. Sono decenni ormai che artisti di ogni genere imprimono sull’intonaco dei muri esterni delle case private, abitate, del paese sentimenti e fatti storici e di cronaca. Gli abitanti del posto spesso accettano di buon grado che i muri delle proprie abitazioni vengano dipinti e colorati perché ne condividono i messaggi e il concetto di condivisione dell’arte, soprattutto quando questa rende omaggio a personaggi e fatti storici locali.
Ad Orgosolo i muri fanno la parte dei banditi. Diffondono messaggi di una potenza disarmante alimentati dalla creatività dei loro realizzatori e dalla forza intrinseca dei colori. Non è un caso se nel corso del secolo scorso Orgosolo è stata considerata una delle basi per un’eventuale insurrezione o creazione di una repubblica rossa che si potesse espandere a tutta l’isola. A pensarci fu Giangiacomo Feltrinelli che voleva affidare al bandito Mesina la gestione di gruppi armati di guerriglia. Su diversi muri l’immagine del bandito viene accostata a quella di Che Guevara e questo la dice lunga sul carattere “criminale” del paese e di tutta la zona. In ogni caso, non è possibile negare come il Supramonte che si staglia proprio di fronte al paese è stato l’habitat ideale di innumerevoli sequestri. Dall’omonima canzone non possiamo non ricordare quello che hanno subito il compianto Fabrizio De Andrè e la moglie Dori Ghezzi.
La semplicità della gente del luogo assiepata fuori dai bar a guardare il passaggio di forestieri sembra stridere con la ricchezza dei suoi muri, ma forse è solo l’altra faccia della stessa medaglia.
Alessio Neri
Ringrazio Giusi per la splendida compagnia, per le guide e la consulenza “scientifica”.
Il reportage:
- Sardegna on the road: “le Maldive non mi vedranno mai”
- Cagliari, parentesi urbana di un’isola rurale
- A spasso per il Campidano
- L’approccio con la costa occidentale e i tre deserti
- I tesori del Sinis
- Panoramicamente verso nord
- Barbagia extremis: Nuoro, il capoluogo
- Barbagia extremis: Bitti e Mamoiada
- I muri, veri banditi a Orgosolo
- Il mare dell’est
- Da Posada ad Olbia ultimi scampoli di paradiso
- Conclusioni
Fonti:
- Michela Murgia, Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, Einaudi, 2008
- The Rough Guide, Sardegna
- Brochure e depliant delle varie località






Twitter
Digg
Del.icio.us
Reddit
TechNotizie
Tuttoblog
Fai
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
Notizieflash
OKnotizie
Segnalo