Siamo praticamente al centro della Sardegna, accampati proprio a poche centinaia di metri dalla costa occidentale, a pochi chilometri da Oristano. I due giorni che passeremo in questa provincia si preannunciano ricchi di mare!
Si comincia, infatti, con quel gioiello unico che è la spiaggia di Is Arutas. Sulla costa proprio al centro della penisola-area marina protetta del Sinis dove le spiagge sono di un minerale particolare. Il quarzo è il materiale di cui sono costituite le splendide spiagge della zona. Anche qui la costa, ben lontana dalle strade trafficate del comprensorio, offre delle splendide unicità.
Ti accorgi subito di non essere in una spiaggia normale. Appena poggiato il piede sulla spiaggia di sassolini di quarzo non puoi non accorgerti di come questi, sotto il picco del sole di mezzogiorno, siano ancora freschi e non bollenti come sulle normali spiagge.. La baietta e piccola ma piena di persone che la cercano anche perché segnalata in tutte le guide turistiche. I colori che il quarzo dà all’acqua sono incredibili e con la mia reflex non sono sufficientemente bravo a coglierli ma gli occhi godono a man bassa di questo spettacolo.
Le spiegge di quarzo sono uno dei veri e propri tesori del Sinis dunque la loro integrità è fortemente difesa con progetti di tutela ambientale e di corretta organizzazione della fruizione delle spiagge. Negli ultimi decenni la spiaggia di Is Arutas si è ridotta notevolmente a causa di diversi fattori. Oltre il processo di erosione naturale e dei ciclici cambiamenti che vivono i paesaggi costieri, Is Arutas ha subito anche l’azione distruttiva dell’uomo. Nei decenni scorsi diverse amministrazioni di paesi costieri oltre che turisti e singoli individui hanno prelevato (e, i primi, riutilizzato per le loro spiagge) immense quantità di spiaggia. Anche per questo motivo ovunque in spiaggia si leggono scritte comunali che proibiscono severamente l’asporto di qualunque quantità di “sabbia”. A vigilare il rispetto di queste regole numerosi “lavoratori stagionali” del comune.
Altro tesoro inestimabile della penisola del Sinis è l’area archeologica di Tharros. Uno dei siti più importanti di tutta l’isola, le cui rovine sono posizionate in uno splendido luogo sul mare all’estremo sud della piccola penisola.
Tharros fu fondata probabilmente dai Fenici nell’VIII sec a. C. e divenne una delle città più importanti della Sardegna. E’ consigliabile visitarla seguendo una guida, i prezzi sono modici ma c’è veramente tanto da scoprire, soprattutto per i fasti vissuti in epoca punica e romana. Oltre alle numerose abitazioni si notano subito le due strade principali: il Decumano massimo e il Cardo massimo. I romani ti colpiscono subito appena scopri che al centro della strada si trovava una cloaca che canalizzava tutti gli scarichi “fognari” e convogliandoli in una delle canalette principali che, come i moderni scarichi reggini, gettava tutto nel mare antistante la città. Mancare non possono le terme, autentico luogo simbolico-rituale e reale della civiltà romana. Tra i resti principali, inoltre, troverete due colonne intere così pulite e precise da sembrare realizzate poco tempo addietro. E’ così. Si tratta di una ricostruzione delle colonne che formavano uno degli antichi templi della città. Le colonne moderne, però, sorreggono un capitello originale trovato nei pressi di questo tempio.
Con l’avvento del cristianesimo la città inizio il suo declino, compiuto nel 1071 quando la sede episcopale fu spostata ad Oristano e la sacralità, la bellezza e la fortezza naturale di Tharros non ebbero più significato. Questo è ormai riscoperto anche se lasciato un po’ a marcire dalle politiche ottuse riguardanti il patrimonio storico-artistico nazionale.
Con il biglietto d’ingresso a Tharros è anche possibile visitare il Museo civico di Cabras che raccoglie numerosi resti archeologici che hanno permesso di ricostruire il rapporto prolifico e fecondo di questa parte dell’isola con il mare. Al contrario degli stereotipi che vogliono la Sardegna isola atipica che guarda in maniera avversa al mare che la circonda.
La visita al museo non vi spalancherà la mente verso un’universo da scoprire ma vi avvicinerà parecchio alla zona della bottarga. Cabras è infatti la patria mondiale di questo alimento, in special modo della bottarga di muggine, ovvero di cefalo. Chi di voi non ha mai sentito di qualcuno che va a pescare a cefali? Beh a Cabras ne hanno fatto una vera e propria industria.
Le uova di cefalo arrivano da tutto il mondo per essere lavorate nel paese dell’oristanese e diventare bottarga “di Cabras” mentre quella originale, con le uova dei cefali del posto, è più difficile da trovare perché finisce subito e perché riservata anche ai mercati isolani. Dell’allevamento di cefali e della loro lavorazione ne hanno fatto anche un’industria di tipo turistico. E’ infatti quasi d’obbligo mangiare una sera all’ittiturismo proprio fuori dal paese. Ricordatevi di prenotare prima, altrimenti andrete alla ventura come noi rischiando di non trovare posto. Il ristorante è sempre pieno ma con un po’ di fortuna potrete condividere il tavolo con degli amabili sconosciuti. A noi è capitato il poliziotto marchigiano con la fidanzata bolognese, quello di cui ho parlato nell’introduzione a questo reportage: “dopo la Sardegna le Maldive non mi vedranno mai”…
La cena non è stata gran che, in sardegna si mangia il pesce molto meglio, soprattutto quando non ti danno le fette biscottate (ancora in nessun locale ci è stato servito il pane carasau o carasatu) per accompagnarlo. L’esperienza è da provare se siete degli amanti della bottarga perché nel menù fisso vi verrà servita in tutte le forme possibili: a crudo, a patè, nella pasta, ecc ecc
Alessio Neri
Ringrazio Giusi per la splendida compagnia, per le guide e la consulenza.
Il reportage:
- Sardegna on the road: “le Maldive non mi vedranno mai”
- Cagliari, parentesi urbana di un’isola rurale
- A spasso per il Campidano
- L’approccio con la costa occidentale e i tre deserti
- I tesori del Sinis
- Panoramicamente verso nord
- Barbagia extremis: Nuoro, il capoluogo
- Barbagia extremis: Bitti e Mamoiada
- I muri, veri banditi a Orgosolo
- Il mare dell’est
- Da Posada ad Olbia ultimi scampoli di paradiso
- Conclusioni
Fonti:
- Michela Murgia, Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, Einaudi, 2008
- The Rough Guide, Sardegna
- Brochure e depliant delle varie località




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