Dunque è giunto il momento di oltrepassare la metà sud dell’isola per affondare le nostre vacanze nel centro nord dove il cuore dell’entroterra assume tutto il suo valore umano, storico e ambientale carattersitico dell’aggettivo “sardo”. Da qui in poi la lingua sarda sarà di gran lunga la più parlata, letta e ascoltata di tutto il viaggio anche se lungo il nostro percorso costiero da Marina di Torre Grande a Bosa lo spagnolo l’ha fatta da padrone.
E si, lungo la strada secondaria, costiera, tra un tornante e l’altro tutte le radio parlano spagnolo. Le stazioni in lingua italiana nello zapping si possono contare sulle dita di una mano, mentre le lingue iberiche (castigliano e catalano) spadroneggiano. E’ una cosa che ha dell’incredibile data la distanza che separa la Sardegna dalla Spagna ma aiuta a spiegare il fatto che ad Alghero si parli tutt’ora il catalano.
Noi ci saremmo fermati piĂą a sud di Alghero deviando il nostro percorso verso est dopo una pausa a Bosa, cittadina che assomiglia molto ad un tipico borgo continentale (molto simile ai paesini di montagna della zona grecanica in provincia di RC) piuttosto che ad un paese sardo.
Questa sorta di alienazione è causa della distanza del paese da tutte le vie di collegamento principali dell’isola sia moderne che antiche. Il fatto di essere circondata da montagne ha fatto il resto e il fatto di sorgere sull’unico fiume navigabile della Sardegna (Temo) sembra non aver influito nei rapporti del paese con il resto dell’isola bensì sembra che il fiume abbia funzionato da collegamento con le civiltà che giungevano via mare nei secoli passati. La frazione a mare del paese, Bosa Marina (l’assonanza con il tanto amato paesino della ionica reggina è quasi sconcertante), è sorta da pochi anni con una funzione prettamente turistica. Infatti, qui si possono trovare numerosi residence ed alberghi che permettono ai turisti di godere delle belle spiagge della zona.
La cittadina originaria sorse a poca distanza dai resti di antiche città fenice e romane in una posizione di difesa ideale, lungo la riva del fiume Temo proprio sul fianco di una collina a circa 3 km dal mare. Le rovine (visitabili) del castello dei Malaspina (XII secolo) sono la ciliegina sulla torta di un paese che va girato a piedi per i suoi numerosi e inestricabili vicoletti pieni di vita… e di turismo a basso impatto: molti sono i B&B tra un’abitazione e l’altra. Molti palazzi sono restrutturati così come le vie e viottoli che dal fiume e dal corso principali portano in cima alla collina, fino al castello. Tutto questo rende la visita del paese davvero piacevole tanto da farci fantasticare su come sarebbe bello poter vivere in un luogo del genere, lontano dagli stress e dal grigiume della grande città . Quando passeggiando vivi la convivialità della gente del luogo e la genuinità di 2 cannizze di pomodori lasciati a seccare su un muretto di un vicolo ti fai molte domande sulla vera natura moderna degli uomini. E’ la stessa sensazione che si può provare nel visitare uno dei paesi grecanici in via di recupero: la semplicità della vita e la sua bellezza, a volte anche piacevolmente noiosa e oziosa.
Nei 50 km precedenti la vista è stata, però, ben altra. Le colline e le campagne della Sardegna che si alternavano al mare tra un tornante e l’altro, senza abitazioni o anima viva, ci hanno incuriosito non poco ma con quel sole cocente l’unica era andare a buttarsi a mare per affrontare la giornata nella maniera migliore.
Questa volta però, bisogna dirlo, la spiaggia dove ci siamo collocati nella prima parte della giornata non era il massimo. La sabbiosa e lunga spiaggia di Is Arenas era davvero inondata di alghe secce che scurivano il colore dell’acqua fino a farla sembrare davvero sporca, pur non essendolo realmente. In effetti la zona poco frequentata, se non da qualcuno dei paesi vicini, avrebbe dovuto farci pensare che forse c’era qualcosa che non andava. Comunque quel che si deve fare si fa e ci si passa qualche ora al mare.
Continuando la nostra strada verso nord, a pochissimi km da Is Arenas, il paesaggio marino cambia completamente. Un grazioso paese dal chiaro stile turistico si affaccia su una sorta di baia cinta da rocce bianche. La spiaggetta del paese è accompagnata da una passeggiata ricca di abitazioni, bar, negozietti e bancarelle mentre 3 metri più in giù il bagnasciuga ben tenuto pullula di natura umana.
Il paese si chiama Su Archittu, nome derivato dallo spettacolo naturale che è possibile vedere proseguendo il sentiero alla fine del breve lungomare: un arco naturale di roccia che permette all’acqua della baia di collegarsi e mescolarsi con il mare aperto. Una lingua di roccia bianca scende a gradoni verso il mare formando una baia all’estremità della baia principale. Se non fosse stato così bello, qui ci avrebbero fatto un gran bel porto naturale. E invece la roccia dona all’acqua dei colori unici e una profonda limpidezza che il gasolio e le lamiere non possono permettersi. Non c’è più strada e asfalto eppure la piccola spiaggia di questa caletta è molto frequentata. In effetti se lo merita. E mentre il popolo di mezza età discute del più e del meno sulla riva, mandrie di giovani e giovanissimi si tuffano dai vari trampolini naturali che la roccia, a causa dell’azione del vento e dell’acqua nel corso dei secoli, ha formato a strapiombo sul mare. Il punto più bello e suggestivo, però, è proprio da lì: dalla cima della volta dell’arco naturale di roccia (la cui volta è alta una 10ina di metri) che sovrasta uno specchio d’acqua e che è pieno di gente in tubo e maschera (il verbo snorkeling lo trovo quasi offensivo per chi da sempre ha vissuto il mare ad occhi aperti) che esplora i fondali rocciosi dell’area.
Dunque, adesso dopo il mare e la bella passeggiata paesana ci aspettano 90 km, direzione Nuoro…
Alessio Neri
Ringrazio Giusi per la splendida compagnia, per le guide e la consulenza.
Il reportage:
- Sardegna on the road: “le Maldive non mi vedranno mai”
- Cagliari, parentesi urbana di un’isola rurale
- A spasso per il Campidano
- L’approccio con la costa occidentale e i tre deserti
- I tesori del Sinis
- Panoramicamente verso nord
- Barbagia extremis: Nuoro, il capoluogo
- Barbagia extremis: Bitti e Mamoiada
- I muri, veri banditi a Orgosolo
- Il mare dell’est
- Da Posada ad Olbia ultimi scampoli di paradiso
- Conclusioni
Fonti:
- Michela Murgia, Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, Einaudi, 2008
- The Rough Guide, Sardegna
- Brochure e depliant delle varie localitĂ



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