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Reportage – Sardegna on the road: “le Maldive non mi vedranno mai”

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Giovedì 15 Settembre 2011 12:33
La Sardegna nel continente (è così che i sardi chiamano la penisola italiana) gode di numerosi luoghi comuni molto spesso abbastanza azzeccati, qualche volta totalmente sbagliati. Sicuramente la seconda isola italiana per estensione geografica è la terra dei Nuraghes dato che sul suo suolo se ne possono contare oltre 7000 anche se non tutti versano in “buona salute”, molto meno vero è che la Sardegna sia un’isola caratterizzata solo dal suo splendido mare perché è nel suo interno che persistono le condizioni originarie e tradizionali cui molti stereotipi sui sardi sono basati. Terra di pastori si, terra di banditi molto meno anche se per un periodo della sua storia eventi di tipo criminoso hanno sparso una triste immagine...



La Sardegna nel continente (è così che i sardi chiamano la penisola italiana) gode di numerosi luoghi comuni molto spesso abbastanza azzeccati, qualche volta totalmente sbagliati.

Sicuramente la seconda isola italiana per estensione geografica è la terra dei Nuraghes dato che sul suo suolo se ne possono contare oltre 7000 anche se non tutti versano in “buona salute”, molto meno vero è che la Sardegna sia un’isola caratterizzata solo dal suo splendido mare perché è nel suo interno che persistono le condizioni originarie e tradizionali cui molti stereotipi sui sardi sono basati. Terra di pastori si, terra di banditi molto meno anche se per un periodo della sua storia eventi di tipo criminoso hanno sparso una triste immagine dell’isola in giro per l’Italia e il mondo. Il pecorino sardo è un must assoluto nella terra dei quattro mori mentre il famoso “porcetto cotto sotto la cenere” non è affatto qualcosa di tradizionale e quei fessacchiotti di facoltosi turisti che si vantano di averlo assaggiato spesso non sanno che quel tipo di cottura era riservata ai porcellini dai pochi banditi dell’entroterra barbaricino – che si nascondevano tra i monti sfuggendo alle autorità di pubblica sicurezza che sarebbero sicuramente stati attirati dal fumo prodotto da una classica preparazione di maialino arrosto – e che gli viene appositamente preparato per soddisfare la loro inconscia sete d’ignoranza. Lasciando l’animale sotto la cenere per ore e ore i banditi si garantivano il pasto senza dare assolutamente nell’occhio, adesso con 20-30 euro i turisti si garantiscono un “pranzo con i pastori” che viene appositamente preparato da veri figuranti del posto che, in questo modo, trovano un modo per sfuggire alla crisi di occupazione che è ben presente anche in Sardegna.

La grande isola tirrenica è, sicuramente, la terra dove il Billionaire, Flavio Briatore e i simil-Umberto Smaila riempiono le pagine dei gossip locali e nazionali insieme alle orde di simil-Daniela Santanchè. Maschere mediatiche degne del peggior ribrezzo pubblico al contrario di altre maschere, i Mamuthones di Mamoiada, e simili (dato che molti paesi della Barbagia e non solo hanno delle maschere caratteristiche), molto più dignitose e di pubblico interesse delle quali non si conosce bene la storia ma che durante le feste e i carnevali dei paesi dell’entroterra contribuiscono ad attribuire alle tradizioni sarde un alone allo stesso tempo di inquietudine e speranza. Infatti, spesso i riti di cui le maschere sono protagoniste servono a mandare via dai paesi e dalle campagne negativi presagi.

Nel tragitto che ho percorso, in dolce compagnia, da Cagliari ad Olbia passando per numerose località dell’entroterra e della costa (toccandone 3 su 4, mi manca quella nord) ho visto meraviglie e curiosità di ogni genere che sarà decisamente difficile raccontare e descrivere tra le righe del rinfrescato (dopo la pausa agostana) LiberaReggio. Anche se foto e immagini mi aiuteranno in questo intento l’impresa di raccontare un viaggio di 12 giorni in una delle isole più affascinanti del Mediterraneo non sarà affatto facile e non me ne vogliate se quest’opera risulterà inevitabilmente incompleta.

Troppe cose da fare e da vedere insistono sull’isola tanto che già dai primordi dell’organizzazione del viaggio è stato necessario effettuare dei tagli e delle rinunce di tragitto che, pur arricchitosi inaspettatamente durante il suo corso, ha visto ulteriori rinunce causate soprattutto dalla stanchezza della guida dell’automobile spesso su strade impervie e ricche di curve anche se dai panorama mozzafiato.

Se dovessi usare un aggettivo per riassumere le mie impressioni su quanto visto e vissuto non saprei da dove cominciare. Affascinante è sicuramente un aggettivo ficcante, ma lo è anche imponente, così come lo sono mozzafiato, brillante, curiosa, stimolante, arroccata, suggestiva e poi… beh inutile continuare un elenco del genere. Provate ad immaginare tutti questi aggettivi insieme circondati da un mare fresco e dai mille colori, forse riuscirete a capire quello che vorrò dire in questa mio racconto-reportage. Un punto di partenza però c’è ed è la parola “sardo” di gran lunga la più usata sui manifesti pubblicitari e le insegne delle attività commerciali. I sardi, lo dimostrano sin dal primo impatto, con la loro terra sono parecchio “nazionalisti” e, anche se in netta maggioranza si sentono anche italiani, in prima e in ultima istanza sono sardi.

Diego Abatantuono, in uno storico film iscritto negli annali della commedia all’italiana, interpretando un carabiniere che fa da scorta ad una donna di alto borgo, inorridisce alle minacce dei suoi superiori quando a fronte dei guai da lui combinati gli viene preannunciato un suo trasferimento nel cuore della Barbagia!

Quando a Cabras, in provincia di Oristano, patria della bottarga di muggine (più avanti ne parlerò in abbondanza), un giovane poliziotto marchigiano, che avendo prestato servizio proprio in uno dei paesi della regione, tanto temuti dal personaggio Abatantuoniano, tornato con la fidanzata per farle scoprire l’isola spiegandoci che “dopo la Sardegna le Maldive non mi vedranno mai” ha fatto vacillare la mia stima assoluta verso i personaggi del grande attore italiano. E, come vedremo tra le righe di questo reportage, a piena ragione.

Alessio Neri

Ringrazio Giusi per la splendida compagnia, per le guide e la consulenza “scientifica”.
Grazie anche Piera e tutta la famiglia Carai per l’ospitalità.
Infine, grazie anche ad Alice per l’accoglienza tra i Mamuthones.

Il reportage:
- Sardegna on the road: “le Maldive non mi vedranno mai”
- Cagliari, parentesi urbana di un’isola rurale
- A spasso per il Campidano
- L’approccio con la costa occidentale e i tre deserti
- I tesori del Sinis
- Panoramicamente verso nord
- Barbagia extremis: Nuoro, il capoluogo
- Barbagia extremis: Bitti e Mamoiada
- I muri, veri banditi a Orgosolo
- Il mare dell’est
- Da Posada ad Olbia ultimi scampoli di paradiso
- Conclusioni

Fonti:
- Michela Murgia, Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, Einaudi, 2008
- The Rough Guide, Sardegna
- Brochure e depliant delle varie località

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