Cari lettori e musicofili, vi segnaliamo un prodotto discografico di prossima uscita totalmentea “made in Reggio Calabria”. E’ sempre un piacere dare spazio e voce ad artisti, in questo caso cantanti, che raccontano la vita e la propria terra con un ritmo e sette note. Ed è ancora più bello quando sono artisti calabresi.
Si intitola “Una palafitta sopra un caffè” il disco di Salvatore Annaloro, in preparazione al Real Fat Studio di M. Albanese, prossimamente in uscita a dicembre, cui fa da cornice il singolo “20 gennaio 1962”, pieno di sonorità che fondono musica d’autore, ritmi swing, samba, bossa nova, arricchite con talento dagli arrangiamenti di Pasquale Campolo e prodotto da Maurizio Albanese. Senza tempo o comunque solo con quello del proprio cuore, melodie e parole attraversano con semplicità ed umiltà le passioni e le contraddizioni dell’anima e dell’amore per la propria terra.
“Dove sta la verità, un istante e un’alba ancora per distinguerla”, così comincia “20 gennaio 1962”, il singolo con cui debutta musicalmente il poliedrico Salvatore Annaloro, cantautore calabrese; un esordio all’insegna di una semplice profondità, con parole semplici e contenuti profondi. Un brano scritto da Annaloro, Albanese, Campolo che consiste in un racconto, velato di malinconia, rabbia e voglia di reagire, tratto da una storia vera “non raccontata”. ll brano, non intende rivelare in cosa consista questa tragedia attraversata, un atteggiamento riservato per il proprio dolore. Un male personale che viene rivisitato come una sofferenza che unisce la comunità, sfiduciata dalle istituzioni in cui fino ad oggi ha cercato rifugio, e che oltrepassa la rassegnazione ed il lamento. “ Si riparte sempre dalle cose semplici” asseriscono gli autori, dalla forza che mettiamo per portare avanti un progetto; il brano è una pausa di riflessione che” ci concediamo nella nostra vita, è un momento in cui riscopriamo il passato che ci fa ricordare cosa siamo ”. Pasquale, coautore, ci spiega che il brano è stato studiato perché abbia un sapore familiare, con una scelta ritmica che ci avvicina “alle vibrazioni del mare, una musica che sa di saudade, di gente del sud”. Un inno al Sud, diremmo noi, prima di tutto, un “ritorno alle radici dell’uomo, oltre l’apparenza”, interrompe come al suo solito Maurizio Albanese, autore e produttore del disco di Salvatore Annaloro. Salvatore ci spiega il suo punto di vista, ci dice “noi siamo la traduzione del passato, noi tramandiamo al futuro ciò che siamo stati”, c’è il rischio di fallire per portare avanti le proprie idee, ma “c’è bisogno di reinterpretare il nostro impegno” afferma. Un suono crudo, acustico, ricco di rumori e voci o più che voci diremmo di echi. “Il nostro modo per superare il dolore è credere nel futuro, nell’impegno per cambiare la società attraverso il nostro contributo”, crediamo che questo sia il messaggio più importante del brano, ma lasciamo agli ascoltatori il piacere di sentirlo sulla pelle come una brezza estiva, leggera, malinconica ma carica di allegria.
Nicola Casile

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