
VERONA - Dopo tanti anni in cella, è arrivata la vocazione: entrare in convento per diventare frate francescano. A meditare di lasciare la divisa carceraria per indossare il saio è Gianfranco Stevanin, meglio noto come il serial killer di Terrazzo (Verona), in carcere da 16 anni nella prigione di Opera dove sta scontando l'ergastolo per gli omicidi di sei donne brutalizzate, fatte a pezzi e sepolte nella campagna della bassa veronese tra il 1989 e il 1994. Ma c'è ancora chi ritiene che le vittime possano essere molte di più. Stevanin, che compirà 50 anni il 2 ottobre, è da tempo seguito da un padre spirituale che dovrebbe verificare l'autenticità della vocazione che potrebbe portarlo nel Terzo Ordine Regolare di San Francesco. Un sentimento che, come sottolinea oggi Libero, non viene certo ostacolato dall'ordine di Assisi perché, spiega padre Clemente Moriggi, responsabile della Fondazione Fratelli di San Francesco, "come per l'assassino di Santa Maria Goretti anche Gianfranco è un essere creato da Dio che adesso Dio intende ritrovare". "Il convento non è organizzato per ricevere i folli - precisa il padre spirituale di Stevanin - e la Cassazione ha stabilito che lui non lo è. Il diritto canonico non preclude la possibilità". "Religioso Gianfranco lo è sempre stato - dice oggi all'Ansa il legale di Stevanin, Cesare Dal Maso - è veramente un credente ma la vera svolta è arrivata circa sette mesi fa con la morte della madre, cui era stato sempre legato. Era stata lei a educarlo alla preghiera anche se è difficile da capire per una persona condannata per crimini feroci". Dal Maso è convinto che la vocazione del suo assistito "sia vera e sentita aiutato in questo anche dalla stretta vicinanza con i frati del carcere".