Reggio Calabria Notizie Ultime news a portata di Click
Prorogati termini Premio Letterario "Odio gli Indifferenti"

Martedì 07 Febbraio 2012

Prorogati al 15 aprile 2012 i termini per la partecipazione al Premio letterario «Odio gli indifferenti», per inediti...

Leggi tutto...
La politica senza alibi su riforme e legge elettorale

Martedì 07 Febbraio 2012

Tutti d’accordo a paro- le. Sì, certo, pronti a fare le riforme, quelle istituzionali e quella...

Leggi tutto...
Italia a corto di gas per colpa dei soliti signor NO

Martedì 07 Febbraio 2012

I no delle Regioni a gasdotti e rigas- sificatori ci condan nano alla dipen- denza. Scatta l'e- mergenza:...

Leggi tutto...
Regione: riforma del comparto agroforestale

Martedì 07 Febbraio 2012

Catanzaro - Le leggi di riforma del comparto agroforestale sono state oggetto di una riunione tenutasi a Palazzo...

Leggi tutto...
L'UDC calabrese mantenga gli impegni per il Terzo Polo

Martedì 07 Febbraio 2012

Prendo atto, dalle notizie apparse sulla odierna stampa regionale, della inaspettata “fuga in avanti” attuata...

Leggi tutto...
Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato

Siamo tutti di Rosarno o siamo tutti africani?

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Lunedì 18 Gennaio 2010 12:46
Ero a conoscenza da anni della presenza massiccia di immigrati africani a Rosarno, e non solo a Rosarno. Ne vedevo altrettanti camminare lungo i bordi della ss 106 ionica nei pressi di Crotone tutte le volte che mi capitava di fare quel percorso. Avrei voluto saperne di più, ma c’era chi da tempo se ne interessava. Da semplice cittadino, e con questo intendo dire che non sono né un politico, né un magistrato, né un poliziotto, ero perfettamente al corrente del fenomeno, come ero al corrente degli sforzi fatti da movimenti ...



Ero a conoscenza da anni della presenza massiccia di immigrati africani a Rosarno, e non solo a Rosarno. Ne vedevo altrettanti camminare lungo i bordi della ss 106 ionica nei pressi di Crotone tutte le volte che mi capitava di fare quel percorso. Avrei voluto saperne di più, ma c’era chi da tempo se ne interessava.

Da semplice cittadino, e con questo intendo dire che non sono né un politico, né un magistrato, né un poliziotto, ero perfettamente al corrente del fenomeno, come ero al corrente degli sforzi fatti da movimenti politici, associazioni e quant’altro per sollecitare lo Stato o chi, al posto suo, in questa terra ha il controllo, a trovare una soluzione civile, solidale e responsabile al problema.

Ma nessuno immaginava certo una soluzione finale.

Lo Stato ha grosse responsabilità, soprattutto quando deve garantire equilibrio sociale e convivenza, e si sa che una mossa sbagliata può generare il finimondo. Dunque meglio non fare nulla, evitando così ogni rischio. Lo Stato setta una soglia di tolleranza, sa fino a dove si può arrivare affinchè il rimedio non sia peggiore del male, e allora ignora consapevolmente.

Centinaia di immigrati ammassati in capannoni e strutture abbandonate, che ogni giorno facevano lo stesso percorso dal giaciglio ai campi, dai campi al giaciglio, volontariamente resi invisibili e dunque senza nomi, senza voci, senza diritti e senza speranze.

Ma utili all’economia, in questo caso quella degli agrumi, e non fa differenza il settore, conta solo il senso di tutto questo: l’economia viene prima delle persone. Invisibili loro, proprio come la mano invisibile del mercato.

Però l’economia cambia, ha alti e bassi, il libero mercato è spietato, è anarchia pura, nel senso più deteriore del termine, dunque capita che arrivi un momento in cui non conviene più raccogliere la frutta dagli alberi, neppure utilizzando gli schiavi, e allora gli schiavi di cui non c’è più bisogno vengono di nuovo visti a colori, cioè come negri, mentre le arance si buttano.

Questo accadrebbe in un regime di libera concorrenza, dove merci sono le arance, merci sono gli immigrati.

Tuttavia c’è un ulteriore elemento che in questo caso interagisce e completa il quadro. A Rosarno la ‘ndrangheta è il telaio sociale, la struttura economica, la speranza e l’orgoglio. Dico Rosarno, ma potrei dire Reggio, Locri…

E’ questo che vogliamo leggere oggi? E’ quello che scriveremo.

Così il clima di tensione sfocia in rivolta, guerriglia, anche se non ci è dato sapere fino a che punto una protesta del genere, in un luogo del genere, possa nascere spontaneamente e con quelle modalità.

Scene impietose trasmesse in televisione non forniscono né alibi né giustificazioni ad un’intera città che da adesso è nuovamente bianca, totalmente ripulita da quella presenza ingombrante che per anni è stata tollerata. Lo Stato tollera, non mi stancherò mai di ripeterlo, e decide cosa tollerare. Non tollera uno spinello, per colpa del quale si può infangare la dignità di una persona, per il quale si può anche fiutare il carcere. Ma chiude un occhio di fronte alle emergenze umane, e ne chiude due se si tratta del suo primo competitor sul luogo: la ‘ndrangheta.

Rosarno sembra divisa in due, ma secondo me è solo un’impressione, una sensazione prodotta dai media, dalla tv, dalle notizie che ci arrivano, dal modo in cui vengono confezionate.

Una parte totalmente imbarbarita, che non si esprime in italiano, che discute con l’istintività violenta di chi vive in cattività, che ripete con determinazione “vui parrati sempri i sta ‘ndrangheta! Chi esti sta ‘ndrangheta?”. Che sorveglia le piazze con i bastoni e con le spranghe dicendo “nui aiumu sulu chisti, non aimu altri armi mi ‘ndi difendimu”. Che non vuole i marocchini a Rosarno, perché pisciano per strada, perché puzzano, perché sono animali, perché gli rubano il lavoro, “picchì si ‘ndannu a ghhiri”. Che quando gli si chiede come mai alcuni extracomunitari siano stati colpiti con delle pistole, prima che esplodesse la rabbia, loro dicono che si è trattato semplicemente di una bravata di qualche ragazzino di tredici-quattordici anni…con la pistola.

Gente dunque che non sembra avere i mezzi per comprendere la realtà del problema, non sapendo neppure distinguere la nazionalità degli immigrati. Che è abituata a ragionare in modo aggressivo, prepotente, con un orizzonte culturale limitato ed una prospettiva di rapporti umani elementari, poveri. Ma non facciamoci fregare: anche in questo caso si tratta solo di manovalanza.

Non scandalizziamoci adesso! E’ questo che volevamo sentire? Ed è ciò che diremo. La mia penna oggi è la tua penna, e non lo dico per scrollarmi di dosso una frazione di responsabilità.

E poi c’è l’altra Rosarno, quella più progressista, quella che è scesa in piazza per ribadire che non è una città razzista. Quella che non ci sta ad essere etichettata come intollerante perché infondo, loro agli extracomunitari portavano persino l’acqua nei bidoni, e a volte gli cambiavano la paglia nella stalla! Che con orgoglio ripete “li abbiamo accettati, li abbiamo trattati coi guanti, li abbiamo fatti lavorare…”. Quella Rosarno che non ha permesso alla ragazza di esporre uno striscione di denuncia contro la ‘ndrangheta. La stessa ragazza che prima ha tentato di mostrare la scritta, e poco dopo, probabilmente in seguito a saggio consiglio di qualche adulto più saggio e responsabile, ha fatto finta persino di non sapere di quale striscione si stesse discutendo.

Ed è paradossale ciò che accade in seguito ad eventi simili. La Lega Nord, per la verità già votatissima in Calabria (il superlativo è concesso), riscopre un’insospettabile sintonia con gli amici terroni.

Qualche parroco tenta di spiegare quanto sia sbagliato trasferire tutti gli immigrati altrove, ricreando atmosfere che non conoscevamo più da mezzo secolo, ma sono voci che restano marginali, inascoltate. Proprio come quelle di chi da anni denunciava lo stato inumano in cui vivevano tutti quegli africani a Rosarno, a Crotone, in Puglia.

Comunque la deportazione completa è avvenuta, tutti i neri son stati allontanati in massa, l’equilibrio si ristabilirà naturalmente, lontano dall’invadenza delle telecamere.

Le ville dei boss continueranno a sorvegliare sulle strade e sulle campagne, mentre i raccolti marciranno in attesa di qualche svolta che renda nuovamente necessario il ricorso al lavoro nero, di chi può essere sfruttato, sottopagato, tollerato e poi nuovamente sparato, il giorno in cui non sarà conveniente.

Intanto i bianchi continueranno a sparasi tra loro, per affari e appalti, per controlli e domini, ma se gli chiederai cosa è la ‘ndrangheta, probabilmente ti diranno che non esiste. Saltano le saracinesche dei negozi, bruciano le automobili ma nessuno si indigna se resta un affare tra bianchi.

Che bella figura che abbiamo fatto, noi calabresi. E che frustrazione enorme, per tutte le persone perbene, civili e pulite, essere considerati indistintamente come omertosi, conniventi, leccaculo.

Il peggior servizio che ci potessero fornire, in un epoca in cui serve la notizia forte, che riesca a semplificare la complessità, che non dia spazio a interpretazioni, che sia percepita in modo elementare, che riesca a suggestionare. Ma non posso incazzarmi con i giornalisti, perché alcuni di loro pensano proprio questo, cioè che quaggiù siamo tutti di una pasta, e che comunque, anche chi non è mai stato in carcere, non ha un parente in carcere, non ha un cognome importante e non ha una pistola, in qualche modo è coinvolto, fosse solo per un fatto di paura o di mentalità.

Non sappiamo cosa sia il razzismo, non sappiamo cosa sia la ‘ndrangheta, ma inevitabilmente l’intreccio è stato forte in questi giorni, e sarebbe complesso distinguere cause ed effetti. Ma chi ha la spina dorsale tiene la testa alta e resiste. Non crede a tutte le idiozie che sente in giro.

Quegli africani non dovevano arrivarci in Italia, dice qualcuno. Queste sarebbero le conseguenze catastrofiche dell’ospitalità e della tolleranza. Ma rimosso l’ingombro, rimosso il problema. Ho sentito dire addirittura che il razzismo è stato generato dalla presenza degli africani, altrimenti… Una tesi assolutamente unica: la convivenza genera l’intolleranza. Con l’apartheid c’è la pace sociale.

E mentre Maroni passa la palla a Loiero, in una sterile e oziosa disputa tra Stato e Regione alla ricerca di presunte responsabilità, con l’interesse unico di far capire alla gente chi sapeva e non ha agito, in vista delle elezioni regionali nessun politico è attendibile, nessuno si sbilancia qui in Calabria.

Rosarno è un serbatoio di voti, e i negri non possono votare.

Nicola Casile

Condividi questo articolo: Google Bookmarks Facebook FriendFeed Ping.fm Twitter Identi.ca Segnalo Technorati Digg Reddit del.icio.us Wikio IT LinkedIn Slashdot

Tag: africani, agricoltura, immigrati, ndrangheta, omertà, razzismo, Rosarno, sfruttamento

Articoli correlati


Vai alla Fonte
 
Iscrivi il tuo sito o blog nella nostra Directory e diffondi i tuoi articoli segnalando il tuo Feed Rss.
Anche il tuo sito o blog può diventare una fonte di Reggio Calabria Notizie che aggrega i contenuti dai migliori Siti Reggini
Dai più visibilità al tuo sito, al tuo Blog, alla tua Pagina personale
Per saperne di più, non esitare a contattarci
Informativa sulla privacy
Powered by Taolos Web Agency PI:03100660830 | Seo & Optimization by Joomla Blog | User Generated content - Ugc ReggioCalabriaNotizie.it