Prima di qualunque organizzazione, noi.
Oltre un centinaio di cittadini reggini si sono radunati sotto gli uffici della Procura di Reggio Calabria dopo l’attentato mafioso subito nella prima mattina di domenica 3 gennaio: una bombola di gas e del tritolo sono stati “recapitati” all’istituzione giuridica, in prima linea nella difesa della legalità in molti processi contro le ndrine, come chiaro atto intimidatorio. La bomba, per fortuna, non ha fatto grossi danni materiali a cose o persone ma ha scosso di sicuro molte coscienze.
Non mi riferiscono alle solite “coscienze politiche” che si sono affrettate nelle solite note stampa di sgomento e indignazione, ma a quelle dei cittadini comuni che non riescono ad accettare il gioco mafioso di pochi loro concittadini. Persone che non si rassegnano all’accettazione di una becera forma di sopruso esercitato ai danni del bene comune e della pacifica convivenza.
E’ vero, non erano tantissimi, ma c’erano e il segnale è chiaro e deciso. A Reggio Calabria non siamo tutti uguali!
Le persone qui sotto non sono ndranghetisti. I mass media come sempre rimangono attenti al fatto violento di cronaca e danno spazio ai soliti nomi ma chi vive in prima persona la realtà di una città che “a parte la ndrangheta, è sicura” non può rimanere sotto la coltre patinata dell’informazione sensazionalistica.
Esiste una Reggio che reagisce e che non deve essere oscurata nè lasciata sola dal resto della cittadinanza per bene. Oggi alle 17.00 si torna sotto la prefettura per un sit-in indetto dall’associazione antimafia Libera!
foto e video di Salvatore Salvaguardia
testo di Alessio Neri
Tag: attentato, bomba, calabria, ndrangheta, procura, protesta, reggio, sit in
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