Molti di voi sapranno che in localitĂ Deri di Bova Marina (RC) sorge un importante sito archeologico: “Archeoderi” nel quale è stato rinvenuto un mosaico che sembrerebbe indicare come in quell’insediamento (i cui resti indirizzano le ipotesi sulle sue origini in epoca romana) sia esistita una sinagoga ebraica. La piĂą grande nella penisola dopo quella di Ostia.
Molti studiosi, facenti tutti riferimento al lavoro del professore tedesco Kahrstedt, sostengono che l’attuale localitĂ di Deri corrisponda a quella che sulla Tavola Peutingeriana è indicata col nome di Scyle. Questa teoria ha permesso agli archeologi di identificare l’insediamento di Deri come una mansio del cursus publicus romanus di tipo urbano: uno stabile che si trova all’ingresso di una cittĂ o accampamento.
In 50 anni di dibattito scientifico sulla questione sembra essere questa la teoria dominante che negli ultimi anni si è anche consolidata attraverso la creazione del parco archeologico. Nel 2010, però, la teoria di Kahrstedt è stata messa in discussione di nuovo.
Il medico è archeologo Antonino Modaffari ha pubblicato sul n° 128 (ott.-dic. 2010) della rivista specializzata “Calabria sconosciuta” un articolo in cui si sostiene che non esiste corrispondenza tra la peutingeriana localitĂ di Scyle e l’insediamento di Deri. Secondo lo studioso Scyle corrisponde a capo Zefirio, attuale Capo Bruzzano.
E’ evidente che se le teorie di Modaffari fossero reali dovrebbe essere rivisto il progetto del parco archeologico, non per l’eccezionalitĂ dei reperti che ivi si trovano, ma dal punto di vista scientifico in quanto le sicurezze raggiunte fin ora verrebbero messe in discussione.
Nella sua critica alla teoria dominante fino ad oggi Modaffari cita numerosi testi antichi commerciali e di viaggio. Scyle è una parola che deriva dal greco e che può voler dire “giovane cane da caccia che latra” oppure “stracciare, lacerare, tormentarsi”. Secondo lo studioso questo toponimo potrebbe riferirsi “al rumore delle onde contro gli scogli che somiglia al latrare del cane da caccia giovane”.
Sia nella Geografia di Strabone che nel Descriptio orbis di Dionisio Di Alessandria nella zona indicata nella mappa si parla di solo due promontori a picco sul mare: Leucopetra e Capo Zefirio. E propio quest’ultimo sembra corrispondere oltre che alle descrizioni antiche dei luoghi anche ai calcoli sulle distanze in miglia segnalate sia nella carta geografica di Peutinger che in altri documenti simili.
A sostegno della sua ipotesi, il Modaffari analizza la pietra miliare (pietra cilindrica disposta lungo le strade recando il numero delle miglia di distanza dalla caput vie o dal centro piĂą vicino) ritrovata nel 1913 in localitĂ AmiddalĂ di Bova Marina ma lontano da qualunque strada consolare. Molte volte queste colonne venivano usate anche per sostenere delle strutture come altari oppure nell’agricoltura. Dunque, nè ad AmiddalĂ nè in prossimitĂ della frazione Deri sono stati ritrovati segni di strade, sebbene è sicuro che esistesse la strada consolare Reggio-Taranto documentata con un ritrovamento in localitĂ Capo Spartivento. In base a questo vacillerebbe la teoria per cui a Deri sorgeva una mansio romana.
Quel che è certo, secondo lo studioso, è che a Bova Marina esistono dei resti di una villa di epoca romana. Infatti, dopo la seconda guerra punica la fascia ionica tra Reggio e Locri fu puntellata di villae dedicate soprattutto alla produzione agricola ed artigianale.
Il dibattito scientifico sul sito archeologico (da poco reso fruibile al pubblico) in localitĂ Deri di Bova Marina è bel lontano dall’essere terminato. Non si può nascondere che i suoi esiti possano influire sullo sviluppo degli studi archeologici nella zona. Stanziamento di fondi per i siti archeologici a parte, tutte le teorie confermano comunque la grande ricchezza storica e culturale che caratterizza la storia dei luoghi fin qui citati.
Alessio Neri
Fonte:
“Lenigma di Scyle nella tabula Peutingeriana”, Antonino Modaffari, Calabria sconosciuta, n° 128, ott. dic. 2010


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