Diciamoci la verità . A Reggio è tollerata solo la ‘ndrangheta, e nessuna altra alternativa all’appiattimento. Appiattimento che si misura, anno dopo anno, in giovani che emigrano e scappano, svendendo la propria professionalità e il proprio talento altrove.
Il 19 agosto, verso l’una di notte, il lido Bandafalò è stato vittima di una sproporzionata incursione delle forze dell’ordine nel bel mezzo di un concerto.
Non è nostro compito raccontare nei dettagli la vicenda, dato che ci sono altri a farlo meglio, ma al solito ci piace invitare alla discussione e al ragionamento critico, convinti che sia il modo più costruttivo per generare e far circolare idee.
Il lido in questione è diventato, negli ultimi anni, un valido punto di riferimento per le centinaia di giovani e meno giovani, reggini e non, che cercano una buona alternativa alle solite offerte scontate (non tanto per il prezzo dell’entrata…) delle quali sembra sia quasi indispensabile rassegnarsi, ogni estate.
Il lido Bandafalò, in poche parole, non è “allineatoâ€. Non lo è prima di tutto per ciò che propone: basti pensare che quella sera (sarà forse stata questa la fonte di sospetto?!) sul palco suonavano i Marvanza, un gruppo reggae calabrese molto in voga. Ma non lo è soprattutto perché ha preso una posizione chiara su alcuni temi, come ad esempio il Ponte sullo Stretto.
E allora occorre prendere le contromisure, e in fretta, dato che sempre più gente sceglie di fare il bagno e di passare le serate proprio lì!
E’ risaputo ormai che i famosi “lidi†sul lungomare di Reggio Calabria sono tutti la fotocopia di loro stessi, quasi a voler ricordare che in questa città non è concesso neppure un gusto differente, oltre che un pensiero. Queste strutture balneari si configurano come il livello primitivo di proposta estiva e aggregativa, rappresentando la versione povera della riviera romagnola e della Versilia, ma in un territorio ben differente per ricchezze paesaggistiche e vocazione. Evidentemente incontrano il gusto di una sola parte dell’utenza reggina, e non si differenziano per nulla l’una dall’altra se non per il nome. Ma essendo l’unica proposta appoggiata, accettata, sovvenzionata, difesa e spalleggiata, anche quando la loro gestione non è esattamente trasparente, per forza di cose sono i più frequentati.
E’ come a dire: questo c’è, divertiamoci con questo.
Ma quando una proposta nuova, differente, che tra l’altro in ogni altra parte d’Italia funziona da anni, inizia a muovere passi a Reggio e dintorni, ecco che si mobilitano eserciti per reprimere in fretta ogni tentativo di “emancipazione dello svago†. E lo si fa sempre, puntualmente, come quando più volte gruppi di piccoli idioti violenti, pilotati a distanza dal personaggio influente di turno, hanno appiccato il fuoco al Centro Sociale Cartella. E’ solo un altro esempio, ma ne potremmo riportare a decine.
Al lido Bandafalò dunque, sorto in un posto incantevole, affacciato su uno scenario indescrivibile, e rinato dalle macerie dell’abbandono, si è ritenuto di dover dare una bella lezione. In pratica una vera e propria azione dimostrativa, in pieno stile diffamatorio, con tanto di ricorso a sospetti rivelatisi in fretta infondati.
Esperienze come Bandafalò sono una via positiva che forse contrasta troppo con la banalità rassegnata del divertimento pianificato e uguale per tutti che la Reggio reazionaria ama.
Dunque alla Bandafalò vanno in fretta associati i suggestivi temi di droga, alcool e degrado, mentre l’illegalità e i comparati viaggiano a pieno regime in un vero e proprio monopolio.
L’accaduto non stupisce certamente per la sua natura, dato che come si è detto si tratta di dinamiche abbastanza prevedibili. Sorprende piuttosto l’imponenza dell’operazione messa in scena da uomini, mezzi e cani antidroga mentre centinaia di persone si godevano la musica in riva al mare con la massima tranquillità .
Non è chiaro se sia stato trovato un solo spinello, ma in ogni caso il messaggio è inequivocabile: “via tutti da qui, rimettetevi le scarpette buone e andata a ballare ai Lidi di Reggio!â€.
Puerile forse come conclusione, considerando anche che mentre scrivo ho le scarpette buone, ma senza dubbio efficace per rendere l’idea, qualora non ve ne siate già fatta una voi.
E così invece di devolvere parte dei ricavi in azioni di solidarietà , ammesso che si debba necessariamente menzionare questo per dare credito ad un’attività positiva, faremo un’offerta per la sempre più luccicante Reggio Calabria ufficiale, città metropolitana, e tutti insieme balleremo il Giocagiuè (…), mentre tutto attorno gira, gira, gira…
Massima solidarietà agli amici di Bandafalò e un saluto a tutti quelli che ci son passati, almeno una volta.
Nicola Casile
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Tag: antidroga, bandafalò, lidi, prefettura, Reggio Calabria, repressione, svago, villa san giovanni
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