36 Neolaureati costretti a sostenere altri esami a causa di un errore nel Manifesto degli Studi.
E’ il proprio il caso di dire “la realtà, a volte supera l’immaginazione”. Uscita dal cinema, mesi fa ho pensato che il film di Genovese “Immaturi” fosse proprio un bel film. Di certo, non mi sarei mai aspettata di rivivere questa situazione nella realtà e in modo diretto.
Che nell’ateneo messinese le cose non procedano nel migliore dei modi lo si sa già da tempo. Tra baronie, concorsi truccati, appelli mancanti ed edifici decadenti, l’ateneo peloritano non è ribaltato alle cronache di certo per efficienza ed eccellenze sul piano accademico. Ma il limite (forse) lo si è raggiunto questa estate, quando dei giovani dottorandi della facoltà di Scienze Politiche, in procinto di laurearsi nella sessione di settembre in Relazioni Internazionali, vedono recapitarsi una lettera nella quale veniva comunicato loro l’impossibilità di laurearsi a causa di alcune “incongruenze tra il Manifesto degli studi del 2008/09 pubblicato sul sito internet della Facoltà e l’offerta formativa disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Tali incongruenze pare sembrano essere state causate da un “involontario (e ci mancherebbe pure!!!!) errore formale”, che oltre a prorogare la laurea dei giovani laureandi, ha vanificato il titolo di ben 36 giovani dottori in Scienze Politiche, i quali per convalidare il proprio titolo dovranno colmare un debito che va da 6 a 18 punti nelle materie ‘affini e integrative’, in quanto gli esami sostenuti appartenevano all’ambito dei cosiddetti ”crediti liberi’‘. Per chiarire ai non universitari.. i ragazzi dovranno sostenere altri due o tre esami.
In facoltà, dopo tre mesi in cui gli studenti sono rimasti in bilico tra l’inerzia della segreteria, l’assenza della presidenza e la reticenza dei professori, si respira ancora un’aria di assoluta incredulità e totale sfiducia verso coloro i quali dovrebbero rappresentare un esempio da seguire, e certamente non categorie dalle quali discostarsi sia professionalmente che personalmente.
Senza cadere nel qualunquismo, facendo di tutta l’erba un fascio, da cittadina e studentessa che, come il resto dei miei colleghi paga e anche profumatamente le tasse rispetto ai servizi che ci vengono prestati, penso che forse sarebbe ora che qualcuno si faccia un bell’esame di coscienza e magari giungere alla conclusione che, se non si è portati a gestire determinati ruoli, sarebbe il caso di lasciare il posto a persone più attente, responsabili e soprattutto competenti.
Ah dimenticavo… il Preside della Facoltà, il prof. Andrea Romano, si è limitato solamente a dichiarare che la vicenda “dovrà essere affrontata”.
Francesca Squillaci

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