Sono sempre di più gli italiani che, per moda o per proprie convinzioni etiche e morali scelgono di far parte del mondo veg. Secondo una stima effettuata dall’EURISPES, il 6,7% della popolazione è composta da vegetariani e, nell’accezione più estrema, vegani, i quali rappresentano un fenomeno sociale sul quale è opportuno soffermarsi ad indagare.
Mangiare esclusivamente vegetali è un’abitudine per il 6,3% della popolazione che ha eliminato dalla propria dieta carne e pesce, lo 0,4% invece, ha optato per una decisione ancora più drastica che prevede l’esclusione anche del latte e delle uova: il veganismo. A preferire uno stile alimentare di tipo vegetariano o vegano sono in prevalenza le donne (il 7,2% contro il 5,3% degli uomini), i giovanissimi tra i 18 e i 24 anni (il 13,5%) e, a sorpresa, tra gli over 65 (il 9,3%).
C’è anche da distinguere coloro i quali, pur definendosi vegetariani, tali non sono, poiché nella loro dieta non viene escluso l’apporto di carne e pesce, ma solo diminuito. Quindi, per leggere e interpretare meglio i dati a noi riportati dal rapporto Eurispes, bisogna fare una scrematura dei motivi per i quali una fetta considerevole di popolazione abbia scelto di accantonare gusti e sapori della variegata dieta mediterranea, a favore di determinate tipologie di cibi. Primo tra tutti, riguarda la scelta di seguire un regime alimentare più salutare. In molti sostengono che vi sia una connessione tra l’uso di proteine e grassi animali e l’insorgenza di alcune patologie, quali malattie del metabolismo, cardiovascolari e malattie oncologiche.
Altri invece sono mossi da ideologie animaliste. L’amore e il rispetto per gli animali influiscono anche sulle abitudini alimentari dei soggetti che mal sopportano maltrattamenti, condizioni di allevamento intensivo o come affermano alcuni, si rifiutano di cibarsi di “cadaveri”. Solo il 2%, ma la percentuale è destinata a crescere, ha fatto tale scelta per motivi ecologici e ambientali. Pare infatti che questo tipo di dieta comporti un minore spreco di risorse, infatti sulla superficie di terreno necessaria per produrre 1 kg di carne si potrebbero, nello stesso tempo, produrre e raccogliere 200 kg di pomodori oppure 160 kg di patate, mentre per produrre 1 kg di cereali sono necessari 100 litri di acqua, per produrre 1 kg di carne ne sono necessari 2’000-15’000 litri.
Inoltre è stato dimostrato che, a causa dell’intensificarsi di allevamenti, dovuti alla maggior richiesta di carne sul mercato, oggigiorno, oltre il 50% dell` inquinamento delle acque in Europa é da attribuire all’allevamento su scala industriale. Le «fabbriche di animali», sono responsabili di circa un quinto delle emissioni totali di gas-serra, (il 22% , quanto l’industria e più dei trasporti), contribuendo considerevolmente al fenomeno dell’effetto serra, responsabile dei cambiamenti climatici ed ai conseguenti effetti avversi sulla salute, compresa la minaccia per le produzioni alimentari in diversi Paesi.
Quindi, sposare il vegetarismo, non è solo uno stile alimentare, ma una vera e propria ideologia di vita: “tutelare l’ambiente e proteggere la biodiversità, rinunciando a carne, pesce e talvolta anche a uova e latte”.
Ma siamo veramente convinti che diventando tutti vegetariani questi problemi verrebbero risolti? Un eventuale shock di domanda di carne, provocherebbe un vero e proprio crack nel settore dell’allevamento con conseguente crisi del mercato. Di tutta risposta, un aumento della domanda di ortaggi, frutta e verdura richiederebbe una coltura più intensa, con l’uso e probabilmente l’abuso di additivi e nitriti che di certo, ben non fanno al pianeta. Il suolo e le falde acquifere verrebbero comunque inquinate come già succede tutt’ora. E cosa dire dell’uso degli antiparassitari che provocano il famoso effetto serra?! E poi è giusto ricordare che, in agricoltura vengono usate sostanze velenose contro insetti e parassiti, non hanno anche loro diritto a vivere?! A volte, quella che potrebbe essere vista come la soluzione, forse tale non è..!
A voi l’ardua sentenza!
Francesca Squillaci
Fonti:
http://europa.eu/legislation_summaries/agriculture/environment/l28013_it.htm
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