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E' morta Nada Giorgi, ispirò il romanzo "La ragazza di Bube". L'on. Laganà ricorda quando la conobbe

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Vendevo neuroni per campare. Il guaio era che i neuroni erano i miei

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Mercoledì 14 Dicembre 2011 11:44
“Certamente il lavoro produce meraviglie per i ricchi, ma produce lo spogliamento dell’operaio. Produce palazzi, ma caverne per l’operaio. Produce bellezza, ma deformità per l’operaio. Esso sostituisce il lavoro con le macchine, ma respinge una parte dei lavoratori ad un lavoro barbarico, e riduce a macchine l’altra parte. Produce spiritualità, e produce l’imbecillità, il cretinismo dell’operaio” K. Marx Quanti amici ho salutato in questi anni? Quanti sogni ho visto prender treni che portano lontano da questa terra avara (almeno fino a quando di treni non c’erano rimasti soltanto quelli in ghisa da collezione)? Ho perso il conto. Celebriamo l’Unità d’Italia, la Costituzione che...



“Certamente il lavoro produce meraviglie per i ricchi, ma produce lo spogliamento dell’operaio. Produce palazzi, ma caverne per l’operaio. Produce bellezza, ma deformità per l’operaio. Esso sostituisce il lavoro con le macchine, ma respinge una parte dei lavoratori ad un lavoro barbarico, e riduce a macchine l’altra parte. Produce spiritualità, e produce l’imbecillità, il cretinismo dell’operaio”

K. Marx

Quanti amici ho salutato in questi anni? Quanti sogni ho visto prender treni che portano lontano da questa terra avara (almeno fino a quando di treni non c’erano rimasti soltanto quelli in ghisa da collezione)? Ho perso il conto. Celebriamo l’Unità d’Italia, la Costituzione che all’articolo 4 ci dice che La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Bravi. Belle parole. Parole. Avrò anche il diritto di lavorare, ma perché non posso farlo nella mia città? O perché non devo ricevere un giusto compenso? Ma l’articolo 4 ha anche un secondo comma: Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta. Mi commuovo quasi. Applausi. Forse quando è stata varata la Costituzione le parole possibilità e scelta avevano valore. Oggi no. NON abbiamo scelta. Non abbiamo possibilità. Ce le avete bruciate tutte con decenni di politiche sbagliate, di bei discorsi e pochi fatti. Decenni in cui credevate forse che i giovani di allora non sarebbero diventati adulti e avrebbero avuto figli. Non è difficile a credersi che questo pensiero si sia calcificato…: c’è gente che ha il culo attaccato alla poltrona parlamentare da quando hanno aperto le porte la prima volta… la stessa gente che ancora si candida e alla voce professione non sa cosa scrivere perché non ricorda già più quali competenze professionali avesse prima di entrare in politica. Fino a più o meno venti anni fa, chi decideva di lasciare la terra natia solitamente era vincitore di un concorso pubblico e accettava di emigrare con la certezza che avrebbe ricevuto un degno stipendio e la quasi certezza che prima o poi sarebbe tornato: un trasferimento d’ufficio o una botta di fortuna erano spesso dietro l’angolo. Oggi chi va via può solo sperare di tornare. Non esistono più neanche le quasi certezze, esiste solo l’amarezza di aver sgobbato sui libri inutilmente: imparare un mestiere manuale dà più possibilità e paga meglio di molte professioni che prevedono come titolo di studio la laurea. E chi ce l’ha la laurea, cosa ne deve fare? Coriandoli o carta igienica per sperare di trovare un lavoro che possa esser definito tale e non solo un libero lasciarsi sfruttare? Lasciarsi. Riflessivo. Perché si scende a compromessi anche con se stessi per tentare di far qualcosa, per tentare di aggiungere un mattoncino alla costruzione di un futuro possibile. Ma la volontà e i compromessi, prima o poi iniziano a scarseggiare o a ribollire, come nel mio caso. Il 31 Dicembre scade il mio contratto a progetto, visto come manna dal cielo sei mesi fa, come croce oggi. Facciamo un passo indietro fino al Maggio scorso: la disperazione del trovarmi senza lavoro a 28 anni e pezzo di carta al seguito, mi ha spinto oltre i confini italici della Calabria per approdare in Padania, avete presente quel territorio che confina e nord con Topolinia, a sud con Paperopoli, a Ovest con Puffolandia e ad est col Paese delle Meraviglie? Ecco. Lì. Consulente per la Calabria, ergo stessi ritmi di lavoro di un rappresentante (nel mio caso rappresentante del prodotto ‘Formazione’) e stesso girovagare su e giù per la regione. Ora, se fossimo in una regione ‘italiana’ e non un prolungamento del Nord Africa (mi sembra evidente visto che ci hanno quasi totalmente scollegato dal resto della nazione ed è più facile raggiungerci dalla Libia o dalla Tunisia piuttosto che da Roma…) sarebbe anche un lavoro relativamente semplice, piuttosto interessante e abbastanza gratificante (almeno dal punto di vista umano). Sarebbe. Condizionale. Non lo è. Non è semplice perché programmare uno spostamento in Calafrica richiede la stessa cura nei dettagli e lo stesso impegno di un astronauta nell’organizzare un picnic su Marte; non è interessante, ma avvilente quando incontri tuoi quasi coetanei e li vedi entusiasta ed esaltati all’idea di battere scontrini e sistemare reparti di grandi magazzini fino alla pensione (bellini, ancora credono che ne avranno una…); non è gratificante quando ti fermi, apri il portafoglio e vedi che i soldi escono… e non rientrano. Aspetta. Se escono, devono entrare. Se lavoro in cambio ricevo del vile ma profumatissimo denaro (pecunia non olet mai!). Pensavate anche voi così, vero? Ahahaha! E invece noooo!!! Ora arriva la parte davvero divertente: da contratto io ricevo 15 euro ‘a capa’, per ogni giovane schiavo moderno che incontro. Ora, facendo un conto semplice col pallottoliere e portando ad esempio l’ultima stazione della mia via crucis a Corigliano, fra le ridenti montagne della provincia cosentina, le spese di benzina per arrivarci superano di gran lunga le 15 euro del mio contratto e non c’è niente da fare, col treno non ci si arriva e idem in pullman, con la mongolfiera è troppo romantico, col paracadute non sempre si becca il parcheggio giusto e io di culo non sono caduta mai, resta solo la cara, economicamente ed affettivamente, automobile… Pensavate anche voi che le spese di trasferta venissero rimborsate. Lo so che lo avete pensato. Lo pensavo anch’io… e sbagliavo. I 15 euro comprendono anche le spese di rimborso, calcolate in base ai costi dei trasporti padani, ed escludono esplicitamente soltanto i costi telefonici sostenuti per avvisare i diretti interessati della mia presenza sul loro posto di lavoro. Non è difficile a questo punto rendersi conto che per sei mesi ho letteralmente pagato per lavorare. Però avevo un contratto. Potevo dire ‘Ho un contratto, non sto lavorando a nero’. Ora di nero ho solo l’incazzatura. E sono in deficit di circa 300 euro… Buon shopping natalizio a tutti quanti!

Letizia Cuzzola


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